1848/1860 Verso l'unità d'Italia
L’Italia raccoglie il gusto della caricatura dai francesi: la satira politica italiana nasce, infatti, dopo la dominazione francese e l’epoca napoleonica e nasce “carbonara” nel momento in cui percepisce l’efficacia di colpire il nemico anche con l’arma del ridicolo.
La satira emerge nei periodi di maggiore tensione ideale e nelle città nelle quali più combattiva è la tradizione liberale e libertaria. Non stupisce, quindi, che a Napoli nasca il primo giornale satirico italiano: “L’Arlecchino giornale comico politico di tutti i colori”. E’ il 18 marzo 1848 e viene inaugurata la bella serie delle belle caricature di Mattei ospitate nelle pagine centrali e caratterizzate da una malcelata ostilità nei confronti dell’Austria.
Importante è il contributo del giornale alla mobilitazione patriottica in soccorso alla Lombardia e particolarmente caloroso è il saluto al confratello satirico meneghino Lo spirito folletto. Nato il 1° maggio 1848 quest’ultimo viene denominato il giornale dei 2 Antoni, Caccianiga il direttore e Greppi il disegnatore. Le sue tavole colpiscono gli austriaci ma non risparmiano neppure coloro che vengono sarcasticamente definiti “gli eroi del sesto giorno”.
Le sorti della guerra volgono al peggio e il 27 luglio 1848 il giornale annuncia la sospensione delle pubblicazioni per qualche giorno. L’ottimismo è esagerato: “Lo spirito folletto ricomparirà soltanto dopo tredici lunghi anni”.
Uguale sorte tocca a Il Lampione di Firenze uscito dal luglio ‘48 all’aprile ‘49 e ripreso nel ’60 con un articolo di Collodi che con disinvoltura esordisce “ripigliando il filo del nostro discorso”.
Nella vivace città toscana nel 1848 si schierano i giornali conservatori (La vespa e Lo stenterello) contro quelli liberali capitanati da Il Lampione e quelli di ispirazione democratica e mazziniana
(Il Birichino).
La satira politica non si limita comunque a Napoli, Milano e Firenze: vanno menzionati anche Il Fischietto di Torino e Il Sior Antonio Rioba
di Venezia.
Il Fischietto deve la sua nascita alla felice iniziativa di un caricaturista, Pedrone, e di un tipografo, Cassone, e alla lungimirante intelligenza di Cavour, ben conscio dell’importanza dei giornali satirici nella lotta politica. La redazione è organizzata come un convento nel quale i redattori indossano burleschi sai e portano pseudonimi quali Fra Galdius, Fra Lapisteno, Fra Tertulliano, Fra Chichibio, mentre al direttore spetta, ovviamente, il titolo di padre guardiano.
Il Sior Antonio Rioba, fondato nel luglio ’48 da Francesco Berlan si segnala per le furbizie e gli ammiccamenti tipicamente veneziani con i quali riesce ad evitare l’attenta censura austriaca.
La nostra breve rassegna non sarebbe completa, se non ci occupassimo di Roma, vera capitale della satira nel 1848.
Roma è sommersa da una valanga di giornali e giornaletti dalla vita, peraltro, effimera. Fanno eccezione Cassandrino, fondato dall’abate Ximenes, che rappresenta gli umori conservatori dell’aristocrazia nera e di una parte cospicua del popolino romano. Ad esso si oppone il giornale molto amato e molto temuto, il Don Pirlone creato da Michelangelo Pinto per denunciare privilegi ed abusi nonché per smascherare la resistenza dei reazionari all’attuazione delle riforme elargite da Pio IX.
Lo stesso Pinto credeva a tal punto nell’efficacia della caricatura che scriveva: “edotti dall’esperienza, sappiamo quale profonda traccia lascino nell’animo umano gli incancellabili colpi del ridicolo”.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

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