1860/1900 Il nuovo stato
Mentre nel 1860 a Milano, Torino, Firenze, Napoli e Palermo ricompaiono i giornali risorgimentali del ‘48, dopo le sfortunate vicende della Repubblica Romana, la stampa satirica a Roma conosce di nuovo la censura papalina e deve attendere il 1870 per riprendere la vivacità e l’aggressività che l’avevano in precedenza caratterizzata.
Sono proprio la conquista di Porta Pia e la sconfitta del potere temporale che riaccendono la polemica tra clericali e liberali.
I giornali papalini si muovono attorno alla figura dell’Avvocato Carlo Marini e alla redazione de La Frusta che vede la luce il 20 novembre 1870 e sin dai primi numeri si scaglia con violenza contro gli odiati “buzzurri” e “brecciaioli”, indulgendo ad uno stile popolaresco e ad un uso ostentato del dialetto. Gli eccessi di aggressività non piacciono neppure al Vaticano e il giornale ammaina la bandiera per riprenderla nel 1877 con la testata Il Romano di Roma che bellicosamente si definisce”martello dei quacqueri”, tormento dei romani che non sono
di Roma.
Dichiaratamente contro lo Stato Italiano sono in quegli anni
Il Caccialepre, La Sega, La Lima, Marco Pepe e Cassandrino.
Quest’ultimo, risorto nel 1872, già nella vignetta del primo numero
con la spada sfida Lanza armato della consueta siringa (i disegnatori ricordano così il suo passato di medico). Ostili all’unità d’Italia e ai liberali sono anche Abondo Rizio, il Ficcanaso e l’Iride che nel 1876 quando prevale la sinistra non fa sconti e non riserva un trattamento diverso da quello usato per la destra.
Se violenta e polemica appare la satira clericale, non più lieve si dimostra quella liberale che non perde occasione per attaccare il Vaticano, il Potere Temporale e i cosiddetti codini.
Il Don Pirloncino di Chauvet apparso nel 1871, capeggia la lunga lista di questi giornali di battaglia. Il tema dell’anticlericalismo è comune in questo periodo a moltissime riviste satiriche italiane, ma non si creda che la satira politica dell’800 si esaurisca nei confini nazionali.
Giornali come Il Pappagallo e La Rana, entrambi di Bologna, dedicano splendidi paginoni centrali colorati alle vicende della politica estera, dimostrando un apprezzabile approccio cosmopolita.
Il rapporto con la Francia è così intenso che alcune riviste escono, per brevi periodi, anche
a Parigi con una edizione francese.
La caricatura italiana non ha nulla da invidiare a quella transalpina: basta pensare alla raffinatezza delle tavole della scuola napoletana che annovera artisti davvero pregevoli, quali
Delfico, Colonna e Manganaro.
Va segnalato, infine, un forte legame tra satira e letteratura: l’ambiente della scapigliatura milanese dimostra grande attenzione
nei confronti della satira politica.
Ciò non stupisce poiché la gioventù colta milanese avverte dopo il 1860 il tradimento degli ideali risorgimentali, il gusto della rivolta, il piacere dell’anticonformismo.
Esponenti di questo movimento letterario collaborano alla rivista meneghina L’Uomo di Pietra che definisce la satira e la caricatura
“cose indispensabili come lo sciampagna in una cena di Carnevale”.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

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