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1915/1919 Il giornale in trincea
Nel maggio 1915 la stampa satirica, salvo rare eccezioni, è favorevole all’intervento in guerra ed è accanitamente antigiolittiana.
Ammaestrati dall’esperienza della propaganda francese e tedesca, anche in Italia appare evidente la necessità di tenere alto il morale delle truppe e di combattere il disfattismo: non a caso, dopo Caporetto, nascono decine di giornali satirici, mentre prima della disfatta possiamo annoverare, tra i pochi giornali di trincea Il Trentino (il cui titolo è bizzarramente travestito in rebus 0,30) con gerenti
Cecco Beppe e il Kaiser nonché La Scarica che nella testata mostra
un bersagliere con baionetta innestata nell’atto di rincorrere un austriaco più veloce di una lepre.
Dopo Caporetto assistiamo, invece, ad una esplosione, tanto per restare in tema, di testate. La più nota è forse La Tradotta che si avvale della collaborazione di Sacchetti e Rubino e tratta con briosa efficacia temi quali gli imboscati, l’ammissione delle donne nell’esercito, le delizie del bolscevismo, nonché l’uso dei surrogati negli Imperi Centrali. La Trincea risponde con le vivaci tavole di Bonzani e Crespi e propone una speciale rubrica: “Come ti erudisco il fante”.
La Ghirba, impreziosita dalla presenza di Soffici e di De Chirico, ricorda che ghirba significa anche pelle o vita e nel manifesto programma annuncia: “Uomo allegro il ciel l’aiuta. Chi legge la ghirba e vi
collabora ha la ghirba al sicuro”.
Questi giornali, insieme ai tanti altri apparsi in quei mesi, nascono nell’ambito di un progetto di mobilitazione studiato nei quartieri generali, ma conoscono una non trascurabile popolarità e una viva partecipazione dei soldati. Signor sì è destinato anche alle truppe alleate presenti sul fronte italiano e propone per questo vignette e didascalie trilingue. Tira Gigi nasce a Palermo e nella testata presenta un fante e un bersagliere intenti a tirare i baffi di un soldato austriaco.
Non mancano anche originali iniziative editoriali: a Napoli i promotori della rivista Per voi soldatini si propongono di raccogliere fondi per combattere i pidocchi.
Accanto ai giornali di trincea vanno menzionati i giornali satirici sorti nel periodo della guerra. Il 420 prende il nome da un noto mortaio e
si diverte appunto a sparare sul Vaticano e Cecco Beppe, sul “traditore” Giolitti e Guglielmo II, sui socialisti disfattisti e Ferdinando Nasone re di Bulgaria. Altro giornale dal nome curioso è L’on. 509 (nato per rammentare che ben 508 deputati siedono in Parlamento), fondato a Livorno da Gino Gamerra che non perde occasione per mettere alla berlina i politici del tempo.
Mentre Pasquino durante il conflitto sospende le pubblicazioni, restano sulla breccia L’Asino, Il Mulo, Il Travaso delle idee, Sior Tonin Bonagrazia, Guerin Meschino, Numero, il giornale torinese sorto nel 1914 che si segnala per il suo atteggiamento interventista.
Numero polemizza con Salandra, inneggia a D’Annunzio (dedicandogli anche un “Gabriel Numero”) e lancia pesanti insinuazioni sui rapporti intercorrenti tra Von Bulow e Giolitti “gufo selvatico, rapace notturno e diurno: si nutre di prefetti e di altri piccoli rosicanti, fa ricerche di rettili e se ne serve”.
Ma non è certo Giolitti destinato a essere il protagonista del dopoguerra: altri sono i protagonisti che si affacciano alla ribalta politica e, di conseguenza, le vittime della satira politica.
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