1919/1924 L'avvento del fascismo
La guerra annovera, tra le sue tante vittime, anche numerosi giornali satirici. Sopravvivono, non senza una certa fatica, tra i giornali di lunga e gloriosa tradizione, il Travaso delle idee di Roma , il Guerin Meschino di Milano e il Sor Tonin Buonagrazia di Venezia. Tra i giornali più recenti Il 420 , pur penalizzato da una ammenda per sovrapprofitti di guerra, dimostra di non aver perso la sua carica “esplosiva”, mentre Numero, giornale raffinato e di eccellente segno grafico si incammina verso una decadenza sempre più evidente, per cessare le
pubblicazioni nel 1922.
Non mancano, fortunatamente, neppure le resurrezioni. Il Pasquino di Pio Vanzi ritorna alla ribalta con le vivaci tavole di Manca contro i disfattisti, definiti “caporettisti” e con i disegni magistralmente eleganti di Dudovich. Si ripropone anche L’Asino di Galantara che ritorna alle sue origini popolari e socialiste, rinvigorito dalle tavole graffianti di Scalarini. Con minor fortuna si ripresenta una nuova serie de Il Fischietto di Torino.
Ma il giornale più interessante del primo dopoguerra è Satana Beffa, creato a Milano il 15 aprile 1919 da Icilio Bianchi che mostra una raffinata veste tipografica e si avvale della collaborazione di artisti eccellenti: Sacchetti, Dudovich, Crespi, Bisi, Bazzi, Bucci, Lorenzo Viani. Una citazione merita Renzo Ventura per le sue sensuali donnine che turbano e nello stesso tempo solleticano la sensibilita’ un po’ morbosa dei lettori, espressioni della piccola e media borghesia italiana. Come purtroppo sovente accade alle riviste piu’eleganti, dopo 26 numeri Satana Beffa cessa le pubblicazioni. Non è forse piu’ tempo di sottili e raffinate divagazioni mentre infuria una durissima lotta politica.
A fianco del movimento fascista si schiera Domando la parola, che diventa nel 1923 Lunedì del Popolo d’Italia con i paginoni di Mario Sironi, pittore di straordinaria efficacia e di aggressiva vis polemica. Tra i giornali antifascisti si segnala, con napoletana e sfottente arguzia, A.B.C., impreziosito dai disegni di Filiberto Scarpelli, Macchia e Arvid Moller, ma soprattutto il famoso Becco giallo, fondato nel gennaio 1924 da Alberto Giannini. Galantara, Camerini, Garretto e Girus danno alla rivista color limone una vivacità e una passione politica straordinarie. Nei tempi cupi del delitto Matteotti resta indimenticabile la tavola in cui l’Italia accusatrice in una Camera dei deputati deserta esige perentoriamente ad un Mussolini tremebondo “Domando la parola”.
La nazione, dopo il delitto Matteotti, accetta il fatto compiuto ed il regime. La stampa satirica si adegua alla situazione e in generale adotta un atteggiamento di prudente attesa degli eventi, in coerenza con quello della pubblica opinione. Si segnalano, allora, i giornali fiancheggiatori del regime (Matamoro, Corriere della serva, Il Taglione e il Caffe) che ripropongono la consueta e irresistibile tendenza italiana di correre sempre in soccorso del vincitore.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

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