1924/1944 Ridere nel ventennio
Con il fascismo ormai quasi saldamente al potere anche le riviste satiriche si adeguano all’aria che tira, che lo vogliano oppure no. Con l’introduzione delle leggi fasciste sulla stampa vengono sostituiti i direttori dei giornali poco inclini a fiancheggiare il nuovo regime. Per questo motivo Guglielmo Guasta perde la direzione del suo amato Travaso delle idee che si allinea così al regime. La testata 420, già fiancheggiatrice, cambia la testata inserendo al suo interno i fasci di romana memoria, mentre l’Attaccabottoni, tentativo di proseguire in modo morbido Il Becco giallo, non dura che pochi numeri. Il Becco giallo proseguirà dalla Francia in modo clandestino, inviato nei pacchetti di sigarette e stampato su carta di riso sino a quando il suo fondatore, Alberto Giannini, dal suo esilio parigino, avrà un brusco cambiamento di rotta e si avvicinerà decisamente al fascismo fondando Il Merlo. Anche il Guerin Meschino, sia pur con toni leggeri e dichiaratamente borghesi sposa la nuova ideologia così come farà Pasquino. Gli autori continueranno quindi a lavorare, cercando di spostare il tiro verso l’umorismo, dimenticando, o meglio accantonando, il lato satirico. Scalarini, pungente disegnatore de L’Avanti, che ebbe a suo tempo Mussolini come Direttore, viene mandato al confino, mentre a Galantara, vecchio e malato, sarà concessa una deroga e potrà continuare a lavorare con il suo pseudonimo Ratalanga, sia pur in una sorta di arresti domiciliari, con due carabinieri di scorta e controllo. Nascerà infatti nel 1931 Marc’Aurelio, bisettimanale umoristico che ospiterà anche le sue tavole e sarà la vera novità, cioè la trasformazione del giornale satirico capace di sopravvivere sotto un regime, radunando una schiera di eccellenti autori che disegneranno vignette umoristiche all’insegna del tutto va bene. Vi collaboreranno Barbara, Verdini, De Vargas e
Colizzi (in arte Attalo) che creerà il tormentone del Gagà che aveva detto agli amici.
Nel 1936 a Milano per Rizzoli verrà creato Il Bertoldo, diretto da
Mosca e Metz con Guareschi nei panni di caporedattore. Questa rivista, raffinata ed arguta rappresenta la vera svolta dell’umorismo e pubblicherà tavole di Steinberg (sino a quando non dovrà fuggire dall’Italia in seguito alle infauste leggi raziali), Mondaini, Albertarelli, Molino, Leporini, Bazzi, Palermo e molti altri ancora che sapranno davvero allietare le letture degli italiani.
Alcuni giornali produrranno vignette razziste contro i negri, visti come esseri inferiori e contro la Società delle Nazioni che ci impose le sanzioni. Le vignette non rappresentano un momento alto di satira,
ma interpretano bene la mentalità del periodo.
Moltissime altre saranno le riviste piccole o meno, nazionali o locali, che usciranno nel ventennio. Tra le altre meritano sicuramente la citazione L’Italiano di Longanesi, Il Selvaggio di Maccari, ed ancora il torinese Bacillo Virgola, il fiorentino Il Brivido (su cui pubblicherà le prime vignette Jacovitti) ed ancora Il Settebello diretto anche da Zavattini, sino ad arrivare ai giornali di guerra, sia pur in forma minore rispetto alla prima guerra, come la Tradotta Coloniale uscita in occasione della guerra in Africa e successivamente La Tradotta del Fronte Giulio e la Tradotta d’Oltralpe, sino ad arrivare ai giornali satirici che anche la Repubblica di Salò riuscì ad avere e cioè L’Uomo di Pietra e Il Barbagianni.
Il resto sarà poi il fiorire di infinite pubblicazioni nate nell’Italia libera, ovvero nell’Italia che man mano viene liberata e che progressivamente vedrà nascere nelle città nuovi fogli di satira ed anche di umorismo.
Tra queste Marforio e Pasquino di Roma saranno tra le più belle ed interessanti, così come Pettirosso sarà una tra le più ferocemente satiriche, ma queste saranno argomento del capitolo successivo.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

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