1944/1949 Liberazione e dopoguerra
Il dopoguerra si presenta davvero ricco ed interessante per ciò che concerne l’aspetto satirico. Si spazia dai già citati Marforio e Pasquino, usciti a Roma mentre nel nord Italia infuria ancora la guerra a la Ramazza, inserto del giornale il Partigiano. L’aria è quella di resa dei conti nei confronti del regime caduto in disgrazia, ma molti vignettisti sanno puntare l’indice nel verso giusto, cioè faranno notare come il regime non stesse in piedi da solo, ma fosse ampiamente sostenuto da gran parte della popolazione che in quel regime ed in quell’uomo aveva davvero creduto. Su Marforio viene pubblicata una foto con la folla oceanica vista di spalle rivolta verso il balcone da cui Mussolini arringava il popolo. Viene offerto, ovviamente in modo satirico, un grosso compenso a chi si fosse riconosciuto nella folla. Per la cronaca, nessuno intascherà mai il compenso offerto.
L’Avanti Pettirosso, poi solo Pettirosso, coraggiosamente uscito nel 1944, ancora in piene guerra si schiera nettamente contro Hiltler e Mussolini. Alla rivista collabora poi anche Federico Fellini, il futuro grande regista che già aveva esordito sulle pagine di Marc’Aurelio con vignette e racconti. Merita anche la citazione la rivista Vento del Nord per le belle tavole pubblicate.
Dopo la liberazione si inizia ad avere la prima vera divisione ideologica. Accantonata l’unità contro il regime, rispuntano le ideologie e le divisioni interne che porterano quasi alla guerra civile in Italia.
Nasce così il Candido di Guareschi, di ispirazione monarchica e nettamente anticomunista, così come vedrà la luce Il Don Basilio sul fronte opposto. Il Don Basilio avrà anche un emulo in l’On. Palmillio, chiara presa in giro del giornale e del suo ispiratore Togliatti, leader dei comunisti italiani.
Dopo il referendum su Monarchia o Repubblica, vinto di misura dalla Repubblica, l’Italia si divide tra borghesia rappresentata dalla Democrazia di De Gasperi ed il fronte delle sinistre che aspira al governo, capitanato daTogliatti e Nenni. Lo scontro sarà particolarmente aspro in occasione delle elezioni del 1948 che vedrà vincere la D.C. Questo scontro si avverte molto forte anche nei
giornali satirici.
Il Travaso viene riaffidato alle abili mani di Guasta che ridà lustro alla testata portandolo ad essere il punto di riferimento della borghesia italica, proponendo politica ma soprattutto umorismo. Guglielmo Giannini è eletto in parlamento con la sua lista L’Uomo Qualunque ed avrà il suo giornale omonimo con disegni di Girus e Manca. Anche
Gec riprende il suo Codino Roso, di ispirazione socialista, soppresso nel 1924 dal fascismo, a cui collabora il vecchio Scalarini di ritorno dall’esilio. Moltissime poi sono delle riviste umoristiche e satiriche uscite per pochi numeri come l’anticlericale Il Mercante, il divertente Colombo ed ancora Rosso e Nero, Fra Cristoforo, la fiumana L’Innocente, ed ancora l’Uomo che ride animato da Apolloni, L’Intransigente, in seguito Merlo Giallo, ideata e diretta da Alberto Giannini tornato dalla Francia mantenendo comunque toni di destra,
e poi i tentativi di Metz e De Seta con l’elegante Belzebù, L’Orlando e Rabarbaro, ma soprattutto Cantachiaro che ha vita abbastanza lunga e rappresenta un ottimo tentativo di satira repubblicana ed antifascista. La satira è comunque libera e può puntare la matita verso chi vuole per beffeggiarlo senza timori. Come vedremo in seguito, non sarà sempre così.

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

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